30.4.06

Un Uomo Tranquillo (The Quiet Man, 1952)
di John Ford

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A proposito di questo film non ricordo chi disse: "Vedendo Un Uomo Tranquillo ho scoperto che John Wayne era anche un grande attore", ma a me sembrerebbe più opportuno dire che vedendo Un Uomo Tranquillo salta agli occhi con ancor maggiore evidenza che John Ford è un grandissimo narratore.
Il film è un po' la quint'essenza del cinema conservatore: il tema del ritorno a casa e dell'attaccamento alla propria terra e alle proprie orgini (anzi alla propria Heimat), l'amicizia virile e il conflitto con le donne, la risoluzione spartana dei problemi, la descrizione di un universo di solidarietà primaria e l'esaltazione di uno stile di vita semplice, schietto e anche un po' rude.
In questo scenario John Ford e John Wayne chiaramente ci sguazzano, il secondo con un'interpretazione perfettamente calzante e il primo applicando alla commedia uno stile narrativo tranquillo e moderato che non gli apparterrebbe nanche troppo, più simile forse al cinema perfettamente trasparente di Raoul Walsh. E non mancano nemmeno forzature cinematografiche solitamente estranee a Ford, come l'uso moooolto espressionista dei colori, soprattutto della dominante verde, e una forte enfasi sull'estetica. Alcune scene come quella del primo bacio nel vento e quella a fortissima carica erotica sotto la pioggia (immagine centrale) sono di una bellezza unica.
Come spesso in Ford sono delineati in maniera fantastica i personaggi secondari, vere leve del suo cinema, caratteri interpretati da caratteristi in grado non solo di fare da cornice all'azione e ai personaggi principali ma di dare anche un'impronta e una direzione precisa al film.

O sbaglio?

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Oggi a Quelli Che Il Calcio ho sentito Mousse T che faceva il suo ultimo singolo Horny Dandy. Per quanto mi risulta è la prima volta che un mashup viene fatto da qualcuno di molto famoso e che quindi va in classifica....

29.4.06

La senilità avanza....

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Come un cretino nel post su Google Maps aperto in Europa (e quindi anche per quanto riguarda le città italiane) ho dimenticato di dire la cosa più importante di tutte e che molti hanno tralasciato.
Google Mappe apre soprattutto ai cellulari!
Accedendo da cellulare alla pagina www.google.it/gmm si scarica un'applicazione Java (compatibile quindi con tutti gli smartphone) che consente:
1) Visualizzazione delle mappe di Google
2) Visualizzazione delle foto satellitari di Google
3) Calcolo degli itinerari
4) possibilità di selezionare i punti di partenza e arrivo oltrechè digitando l'indirizzo anche direttamente cliccando sulla mappa (e dalle prime prove che ho fatto si è rivelata una funzione fondamentale)
5) indicazione di aziende e principali esercizi commerciali
6) SENSI DI MARCIA NELLE STRADE!!!
Certo i percorsi che ti fa fare Google Mappe sembrano essere i peggiori di tutti, ma almeno hai sul cellulare un navigatore (non satellitare) che ti tira fuori dai guai....

Tommy (id., 1975)
di Ken Russell

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Nel pieno del revival per i musical degli anni '70, Ken Russell decide di trasportare sullo schermo Tommy, l'opera rock degli Who, e decide di farlo con lo stile dell'epoca che prevede la continua presenza musicale senza altri tipi di narrazione che non siano cantate.
Più del precedente Jesus Christ Superstar, e anche più del contemporaneo The Rocky Horror Picture Show, Ken Russell gira un musical (forse anche aiutato dal tipo di testi delle canzoni) molto simbolico che presenta non solo continue allegorie ma anche ripetute fasi oniriche e metafilmiche. Aiutato da un testo di base che genera continui rimandi simbolici e forzato dal dover esprimere il mondo privo di sensi del protagonista sordo, cieco e muto in seguito ad un trauma infantile.
E questa è forse la cosa più riuscita di un film che parte bene ma crolla malissimo e stanca nella seconda metà.
Come nella tradizione del cinema inglese c'è un ampio uso di effetti speciali "materiali" cioè realizzati sul set, più giochi di luci, sovraimpressioni, effetti psichedelici ecc. ecc. che effettivamente restituiscono l'idea di un'opera volutamente complessa anche se non realizzata in pieno.
Alcune immagini sono di indubbia forza: l'espressione continuamente ebete di Tommy (da piccolo e da grande), la testa di Tommy sostituita da un cubo nero, il personaggio di Elton John e la messa di Eric Clapton.
Molto meno intenso il messaggio finale e i continui riferimenti alla religione e religiosità. Come molti film dell'epoca Tommy si perde alla ricerca di velleità pseudo-hippy che ora definiremmo new age.
Rimane comunque molto più "filmica" e riuscita la trasposizione dell'altra opera degli Who, Quadrophenia (inedita in Italia) ad opera di Frank Roddam.

28.4.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

Ecco perchè era (ed è) importante il computer da 100$ di Negroponte

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La Cina ha fatto partire un progetto per distribuire Municator, minicomputer da 146 dollari con sistema operativo Linux. Un prodotto non in concorrenza con il pc di Negroponte, che è più un'opera di beneficienza, perchè diretto alla vendita commerciale. Tuttavia è innegabile che questo progetto abbia risentito della presentazione del pc da 100$.
Così forse Municator è il primo progetto commerciale (quindi più concreto e più in grado di fare la differenza sul mercato) che prende il via dall'idea di Negroponte, imitandone forma (piccolo scatolotto colorato e resistente), sistema operativo (open source) e caratteristiche di base.
Non hanno avuto il coraggio di metterci la manovella a quanto sembra. Peccato perchè quella aveva veramente il cuore.

Questa è proprio grossa

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Le voci su presunti film su Jimi Hendrix si rincorrono da anni, ora si aggiunge anche il fatto che a girarlo sarebbe Tarantino, regista bravo come pochi nella sottile arte della promozione di se stesso e sul quale girano una quantità infinita di leggende metropolitane (dal film sul passato di Vincent Vega, al film sulla serie Fox Force Five (quella per la quale Mia Wallace aveva girato un pilota)).
Ad interpretare Hendrix potrebbe essere Lenny Kravitz, che non gli somiglia per niente, ma si sa che ne è un grandissimo fan.
A corredare il tutto dichiarazioni battagliero-promozionali del produttore che sostiene addirittura di sapere le vere cause della morte perchè in possesso dei dati dell'autopsia.
Se mai un giorno si farà un film su Hendrix voglio proprio andare alla prima a godermi il pubblico in sala.

(I can't get no) Revolution

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La nuova console Nintendo si chiamerà Wii, pronunciato come "we".

Quo Vadis Baby (2005)
di Gabriele Salvatores

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Andiamo dritti al dunque: Quo Vadis Baby è un film noir solo sulla carta. Baveri alzati, cappelli anni '40, pioggia continua, ambientazione sempre cupa, whisky e polizia non bastano a fare un noir, non bastano a creare l'atmosfera da personaggi perduti, da spirale di dannazione, da destino ineluttabile.
Da qui poi il discorso si può pure allargare, non mi è piaciuta la protagonista, non mi sono piaciuti i posticci riferimenti cinematografici, non mi sono piaciute le citazioni veramente fini a se stesse, non mi è piaciuta la recitazione praticamente sempre stentata e non mi è piaciuta la trama e il finto colpo di scena finale.
L'unico vero lato positivo del film è la fotografia e l'estetica in generale. E' già un po' di tempo che il cinema italiano comincia a dare più attenzione all'estetica della messa in scena. Qui quanto meno si vedono scelte cromatiche coerenti, inquadrature curate e non usuali e anche qualche tentativo di sperimentazione, proseguendo, e andando avanti, sulla stessa strada di Denti e Io Non Ho Paura.

27.4.06

Well... Nobody's perfect!

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Google Maps apre all'Europa e finalmente ne possiamo valutare anche noi l'affidabilità e la precisione.
Tempo fa avevo fatto un confronto tra i principali player del mercato degli itinerari online, uno stesso percorso (attraverso quasi tutta Roma) per vedere quante alternative diverse mi davano e quale offrisse il percorso effettivamente migliore (che io già sapevo poichè il tragitto era quello casa/(ex)lavoro). I risultati decretarono la vittoria schiacciante di Virgilio Mappe, unico in grado di dare il percorso effettivamente migliore. Gli altri si buttarono quasi tutti sul raccordo anulare fallendo miseramente.
Ora tocca a Google Maps misurarsi con il percorso impossibile.

La prestazione di Google Maps è a dir poco pessima. Come prima cosa fatica a trovare la via di destinazione benchè sia una delle più grosse di Roma, proponendo improbabili alternative, in seguito calcola un percorso allucinante, diverso da tutti gli altri, attraverso zone proibite. 15Km da fare in 23 minuti sostiene, in realtà sarebbe un tragitto da incubo...

Non si finisce mai di imparare

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Pare molto in voga all'estero (in Italia) non ne ho ancora sentito mai parlare l'uso dello ShagPhone, un telefono e una SIM nuovi da regalarsi reciprocamente tra amanti. Lo scopo è evitare i controlli sul telefono cellulare principale da parte dei partner ufficiali.
A parte che il partner ufficiale si dovrebbe accorgere e insospettire ancora di più del fatto che hai un telefono nuovo e supplementare che non squilla (quasi) mai e cmq non potendolo tenere nascosto il problema si ripropone....
Cmq la notizia è più interessante dal punto di vista sociale che della pragmaticità. In alcuni luoghi come Dubai infatti è diventato uso per gli uomini regalare ShagPhone alle donne non appena inizia una relazione (anche legittima) così che le donne ne accumulino a valanga (perchè mica lo restituiscono a storia finita) e possano valutare anche in base alla qualità del telefono lo status dell'amante.
L'uomo plasma la tecnologia a seconda delle proprie esigenze e una volta incorporata questa comincia a plasmare le sue esigenze.

E' ufficiale: il cinema è in crisi

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Il ritorno di espedienti disperati (e in questo caso particolare anche scopiazzati dal passato) come l'odorama ci mette davanti all'ineluttabile verità.

Supercop (Jing cha gu shi III: Chao ji jing cha, 1992)
di Stanley Tong

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Trovo i film (hongkonghesi) di Jackie Chan bellissimi. E' un'affermazione abbastanza generica lo so, ma lo dico perchè è il tipo di cinema che fa a piacermi molto, o se vogliamo l'idea di cinema che veicola.
I film di Jackie Chan (alcuni in maniera più riuscita altri meno) sono divertimento puro, in una maniera sconosciuta al cinema americano (al quale solitamente si assegna la palma dell'intrattenimento fine a se stesso), il genere "Jackie Chan" non conosce trama che non sia pretestuosa e non prevede alcuna velleità che non sia di intrattenimento.
La dimensione dell'intrattenimento è chiaramente l'azione, un'azione non sporcata da alcuna contaminazione noir (come John Woo) ma assolutamente fine a se stessa (quasi circense nei exploit peggiori) e fondato su un concetto di "ritmo" totale, anche le scene interlocutorie utili ad introdurre nuove sequenze e i dialoghi sono ritmatissimi. Un film di Jackie Chan non ti molla mai, si pone un obiettivo (la spettacolarità) e fa di tutto per raggiungerlo, non si perde in chiacchiere e non pretende di essere nulla di più di quello che promette. E' un cinema affidabile e di altissimo livello tecnico. Se non sbaglio era Tarantino a dire che i registi dei film d'azione sono i più bravi in assoluto, i film di Jackie Chan dimostrano che quantomeno hanno una padronanza tecnica mostruosa.
Supercop pur non essendo uno dei migliori, più che altro perchè non raggiunge completamente nessun obiettivo, non intrattiene al 100%, non stupisce se non nel finale e non è troppo ritmato, rimane tuttavia comunque un bel film che mette quasi in secondo piano il protagonista a favore di Michelle Yeoh spericolata e dinamica (quasi) quanto Jackie. Particina per Maggie Cheung.

26.4.06

Shrek 2 (id., 2004)
di Andrew Adamson

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Innanzitutto va detto, Shrek 2 è davvero più divertente del primo episodio. Personalmente non credo mai che i seguiti siano meglio degli originali, nemmeno quando me lo dice gente che ha visto entrambi i film, ma nel caso di Shrek 2 è vero.
La dinamica delle gag è la medesima del primo film, citazionismo spinto e parodistico (ma ben fatto) e sovvertimento delle aspettative legate all'universo favolistico tradizionale. In più c'è l'aggiunta di un personaggio al cast, cioè il Gatto con gli stivali, espediente che solitamente viene utilizzato per dare un tocco di novità a serie disperate. In questo caso però la cosa funziona particolarmente bene e il personaggio aggiunto è una delle cose più divertenti in assoluto.
Divertimento a parte però in Shrek 2, come del resto in Shrek, c'è proprio poco. La citazione è finalizzata alla parodia e la trama è un pretesto esile esile per mettere in sequenza le gag. Quello della Dreamworks si configura sempre di più come la parte commerciale del cinema animato diretto esplicitamente ad un pubblico più adulto.

Pirateria e conservazione della cultura

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La BBC ha perso almeno 100 puntate di una serie televisiva classica inglese degli anni '60: Doctor Who.
Per rimediare ha formalmente chiesto aiuto agli spettatori chiedendo di spedirgli le copie eventualmente da loro registrate di quella serie per poter rimettere in sesto l'archivio.
Questa stranezza mette la luce secondo Paolo Attivissimo, sul fatto che il diritto di autore mortifica la conservazione della cultura. Le copie registrate infatti sono copie abusive. All'epoca non c'erano i videoregistratori così molte persone rudimentalmente filmavano con telecamere 8mm il televisore, cosa vietatissima dall'ordinamento britannico.
Il rispetto della legislazione sul diritto d'autore avrebbe fatto sì che le uniche copie della serie fossero quelle perse dalla BBC e dunque che la serie tv sarebbe ormai caduta nell'oblio.
Se da una parte il ragionamento è inappuntabile da un'altra si può obiettare che non è il diritto d'autore a bloccare la conservazione della cultura ma l'inefficienza.
Di molti documenti (solitamente burocratici) può e deve esistere una copia unica e questi devono quindi essere adeguatamente conservati dallo stato (o da chi per lui), qualora andassero persi la colpa non la si darebbe al fatto che non possano essere copiati, ma all'inefficienza che non deve esistere in questi casi. Inoltre si può dire che nulla impedisce che un documento soggetto a copyright si conservato da più entità. In questo caso oltre alla BBC una copia degli episodi poteva rimanere alla casa di produzione.
Il punto è che secondo me Paolo Attivissimo questa volta ha esagerato a prendersela con il copyright.

25.4.06

Questa storia delle suonerie mi farà impazzire

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Non riesco a capacitarmi dell'incredibile business costituito dal download a pagamento di suonerie per telefonini.
Ora anche Skype è entrata nel giro siglando due accordi, uno con la EMI e uno con la Warner per distribuire il loro catalogo dal suo music store prossimo venturo.

La situazione MySpace

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Lo stato in cui si trova ora MySpace è una situazione abbastanza paradigmatica della rete. Per chi non lo sapesse MySpace.com è uno dei siti più visitati in assoluto, secondo per numero di pagine viste unicamente a Yahoo!. Talmente potente, importante e con ampie prospettive da aver suscitato l'interesse di Rupert Murdoch che l'ha recentemente acquistato.
MySpace offre piccoli spazi su internet in stile blog, ma con una forte componente sociale, ogni membro di MySpace ha una sua pagina in cui mette i propri interessi, foto, video, post, e link ad amici, partner ecc. ecc. E' uno spazio in rete che parla di te, facile da fare, editare e linkare agli altri.
In America ha un successo pazzesco e nel resto del mondo pure non scherza. Diciamo che gli si può applicare quello che dice Gianluca Neri quando sostiene che i blog non esistono, sono i nostri siti personali che chiamiamo con un altro nome. Così è MySpace.
Ora MySpace si trova con una base utenti immensa (per lo più femminile) ma non pagante (è tutto gratuito il servizio) e deve trovare assolutamente il modo di fare soldi. La pubblicità contestuale sarebbe il modo più semplice ma anche il più banale e forse meno redditizio di sfruttare una così ampia disponibilità di esposizione ad un pubblico nella fascia d'età cruciale per gli acquisti (20-35).
Si è discusso anche sul NYTimes su quali possano essere le soluzioni (più che altro di marketing) ad un problema come questo e non è facile.
Proprio qui sta la componente paradigmatica poichè una sovraesposizione pubblicitaria farebbe scappare gli utenti, servizi ulteriori a pagamento non sarebbero uno sfruttamento ottimale, organizzazione e pubblicizzazione di eventi mediatici come fossero utenti mySpace non farebbero che scoraggiare l'utenza.

Il Segno Del Leone (Le Signe Du Lion, 1959)
di Eric Rohmer

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1959, anno emblematico, quasi tutti i critici dei Cahiers du Cinema esordiscono al cinema (Chabrol l'aveva fatto l'anno prima con A Doppia Mandata e Rivette lo farà l'anno dopo con Paris Nous Appartient) e così anche per Eric Rohmer che firma questo Il Segno Del Leone, opera pienamente Nouvelle Vague. Riprese in esterni, trama e personaggi di forte attualità, un uso finalizzato alla trama della modernità e quindi della città, niente luci artificiali e suono in presa diretta, ma anche di più si respira quell'aria di Nouvelle Vague nel modo in cui gli attori sono diretti e ripresi, il contatto fra i corpi (vedere l'immagine centrale come esempio).
La storia anche non è male anche se stenta molto ad ingranare nella prima parte.
Il Segno Del Leone parla della discesa e rinascita di un uomo a causa di eventi indipendenti dalla sua volontà a cui l'autore sembra dare una motivazione astrologica (non solo con il titolo ma anche con elementi nel film), ma che comunque poco importa. L'importante è il progressivo diventare barbone, derelitto e individuo schifato dalla comunità salvo poi salvarsi grazie ad un'improvvisa eredità (la stessa che era all'origine della trasformazione in barbone).
Quasi tutta la parte dinamica del film (la seconda) è occupata dalla lenta ed inesorabile descrizione del divenire barbone, del perdersi nei meandri si un'assolata parigi estiva. E' evidente come l'interesse del regista sia nei particolari, nelle piccole cose che portano un uomo alla disperazione e quasi all'insania.
Il merito di Rhomer è sicuramente quello di essere riuscito a creare un clima melodrammatico classico in un contesto modernissimo, tanto che alla fine il deus ex machina che consente di riconoscere il barbone per chi è in realtà è plausibilissimo e anzi anche poetico nonostante la sua forzatezza.

24.4.06

Se continuano così quelli di eBay si troveranno una testa di cavallo nel letto

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Larry Page, CEO di Google, nel momento in cui è stato avvertito di essere stato estromesso dall'asta di eBay
Alle volte mi sembra che in questo momento internet funzioni come il crimine organizzato a New York (o per lo meno come funziona il crimine organizzato a New York nei film italoamericani e ne I Soprano). C'è un ristretto numero di famiglie potenti, ognuna con il suo ambito e il suo territorio, anche se bene o male tutte hanno le mani in pasta dovunque, alcune vanno daccordo altre no, ma se una invade il territorio delle altre è subito guerra e tutto si regge su un delicatissimo equilibrio.
Pare infatti che eBay se la sia presa a male perchè quelli di Google hanno fatto partire un paio di servizi in diretta concorrenza con i loro "affari" cioè Google Base e il VoIP in Google Talk. Questo screzio è stato tale che pare ormai eBay sia andata ai materassi, dichiarando guerra aperta a Google.
Primo atto formale di guerra sarà tenere fuori il più importante motore di ricerca e più grande fornitore di pubblicità a tema dalla mega asta che si terrà per determinare chi potrà mettere la propria pubblicità contestuale sulle pagine di eBay. La base utenti è grandissima e fa gola a tutti.
Già un anno fa ci fu un evento simile quando AOL fece la medesima cosa, in quel caso la spuntò Google.

Il mese dei video store

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L'ultimo mese è stato un susseguirsi di notizie riguardanti la nascita, fusione e alleanza di grandi studios o canali televisivi con gruppi ".com" per il commercio online di video. E' partita (in America) la vendita ufficiale dei film via internet e in Europa l'Inghilterra ha approntato un sistema di vendita simultanea di DVD e file (in rete). Tutti si sono piazzati tranne la Disney che viaggia per conto suo e molti lavorano per fare una propria IPTV.... continua su Affari & Finanza.

Enrico IV (1984)
di Marco Bellocchio

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Opera altamente simbolica, come spesso accade per Bellocchio, Enrico IV non riesce a convincermi. Saranno quei costumi medievali che mi infastidiscono, sarà quell'aria bellocchiana che non mi piace per nulla (e infatti L'Ora di Religione e I Pugni In Tasca ce l'hanno dovuta mettere proprio tutta per interessarmi) e sarà quella trama dispiegata con difficoltà....
Alla fine Enrico IV trasporta il dramma pirandelliano cambiando leggermente il finale per insistere nella riflessione tra finzione/realtà, così come si era già fatto sul tema pazzia/sanità.
Soprattutto ciò che mi infastidisce, da parte di uno che dice di nutrirsi e voler diffondere una cultura dell'immagine è che queste immagini non portino nulla di nuovo o di significativo, mi infastidisce che non ci sia stato uno studio un po' più approfondito per le location, che sembrano di cartapesta, che non ci sia un lavoro sugli attori comprimari che sembrano delle sagome, che non ci sia insomma per niente l'attenzione al particolare ma solo a ciò che è più in vista (trama, simboli, personaggi principali).

23.4.06

Vi ricorderete di me per film come....

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E' morta Alida Valli. Io la ricorderò per Il Terzo Uomo.

L'Era Glaciale 2: Il Disgelo (Ice Age 2: The Meltdown, 2006)
di Carlos Saldanha

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Entrare al cinema e trovare quello che ci si aspetta, cioè un film fatto molto bene che poggi quasi interamente sulla più classica delle trame all'americana, sul citazionismo spinto (evidenti le citazioni almeno da Lo Squalo, i musical di Busby Berkeley e dai corti di Wile E. Coyote e Beep Beep) e sulla comicità slapstick.
Non che tutto questo non funzioni, anzi, l'obiettivo è raggiunto in pieno, si ride e di gusto di cose fatte anche molto bene. Certo l'obiettivo che ci si era posti inizialmente non è il massimo dell'irragiungibilità, ma di cert L'Era Glaciale 2 (assieme al primo capitolo) contribuisce a dare l'idea della fertilità di questo momento per quanto riguarda il cinema d'animazione, dove pare che qualsiasi cosa venga realizzata abbia un livello medio molto alto.

Hai un iPod? Usi Google Calendar?

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Esiste un'applicazione che funziona con i modelli Nano, Video e Photo di iPod (con gli altri va ancora testato), che consente di trasferire il calendario di Google sul calendario dell'iPod.
L'ho testata e funziona. In mancanza della possibilità di trasferire il calendario sul cellulare (quello si che sarebbe comodo) mi sembra molto accettabile il trasferimento su iPod...

22.4.06

David di Donatello 2006

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Come spesso accade per questo tipo di premiazioni si segue un ordine di giustizia universale più che particolare, vengono premiati coloro che lo meritano in assoluto e non coloro che lo meritano per la contingenza particolare, così che le lamentele stiano a zero.
Vince i premi più importanti dunque il cineasta più importante in gara (Moretti) e vince il maggior numero di premi il film che ha riscosso il maggior gradimento (Romanzo Criminale).

Ancora sugli widgets

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Tempo fa avevo parlato delle widget come la modalità di programmazione e integrazione delle applicazioni più importante al momento, proprio per la sua caratteristica fondamentale cioè essere un add-on che rinegozia la funzionalità del programma a cui fa riferimento in funzione delle volontà degli utenti, che sono coloro che programmano le suddette widget.
Ora leggo che anche Opera 9 avrà un sistema (anche complesso) di widget e mi chiedo (i programmatori che leggono mi correggano se sbaglio): ma le widget di Konfabulator, i gadget di Live, quelli di Opera, quelli di Firefox ecc. ecc. vanno programmati tutti in modo diverso a seconda della API dei programmi suddetti no? Non converrebbe standardizzare alcune API (fare tutte uguali quelle per i browser, tutte uguali quelle per i programmi stile Konfabulator...) così da semplicizzare la programmazione e aumentare le integrazioni (le widget di uno vanno bene anche per gli altri)?

Size matters

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In questa pagina le foto che documentano gli esperimenti per creare delle versioni giganti degli snack più noti. Essendo un sito americano ce ne sono molti che non conosciamo nemmeno, ma a vedere un Lion gigantesco mi sono quasi commosso....
Mars gigante Bounty gigante M&M gigante

Il Sentiero Della Gloria (Gentleman Jim, 1942)
di Raoul Walsh

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Raoul Walsh è il più grande regista della storia? Forse si.
Di sicuro posso garantire che sia il più grande narratore di storie attraverso il mezzo cinematografico. Un mestierante come lo definerebbe la critica moderna evidenziando come si sia dedicato a cinema di genere, raramente inseguendo progetti personali, facendo più che altro film su commissione degli studios (come si usava all'epoca) con molte poche velleità di personalizzazione ma sviluppando negli anni uno stile "invisibile" (come altri illustri colleghi tipo William Wyler) che gli consentiva di narrare con ritmo, asciutta semplicità e incredibile efficacia qualsiasi tipo di storia dai noir, alle commedie, al western.
Il Sentiero Della Gloria è forse il film più bello di Walsh che abbia visto fin'ora (benchè anche Una Pallottola Per Roy e La Furia Umana mi abbiano estasiato).
Attraverso un racconto semplice e diretto, attraverso la forma della commedia Walsh parla di un mondo di virilità compiaciuta (la boxe di fine '800), di etica, onore e ascesa sociale, ma mai in modo banale, retorico o didascalico. Sono sempre gli eventi a parlare e a descrivere i personaggi, non ci sono dialoghi intimisti o esplicativi, solo eventi. Quasi nessun virtuosismo, ogni decisione di regia è funzionale alla trama, è tutto lì, la narrazione è l'unica cosa che conta.
Il Sentiero Della Gloria contiene inoltre forse le più belle sequenze di boxe mai filmate (e filmare la boxe è difficilissimo, lo dice anche Scorsese), capaci di rendere credibili anche le ovvie drammatizzazioni degli incontri. Errol Flynn poi è stupendo e (lasciatemelo dire) John Sullivan è un vero campione!

21.4.06

I motori dell'innovazione

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E' più una provocazione che altro, ma spesso il porno si è rivelato la killer application commerciale del cinema. Quindi quando leggo che CinemaNow (una dei due siti che distribuiscono in rete legalmente i film di hollywood) distribuirà anche film porno con una licenza DRM particolare, più libera di quella che regola i film di hollywood. I porno infatti saranno masterizzabili e leggibili su qualunque lettore DVD, al contrario dei film venduti da CinemaNow e MovieLink riproducibili solo da alcuni hardware e comunque connessi alla rete.
Il porno da sempre teme meno la copia e la pirateria e da sempre ci convive tranquillamente, già fu pioniere all'epoca dei VHS e in rete. Non stupisce allora che sia pioniere anche della vendita in rete, le domande infatti sono altre. Il film porno è un prodotto particolare per il quale i concetti di qualità, autorialità e legalità contano meno, perchè dovrei scaricarne uno a pagamento invece che scaricarlo gratis? E poi: questa nuove possiblità avvicinerà la gente al download legale di film non-porno? Qual è il pubblico del porno a pagamento?

Il 17 maggio in Costa Azzurra

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Comincia tra poco il festival più importante dell'anno. Per tutti quelli che non potranno andare e saranno costretti nelle grandi città italiane (Roma e Milano) ci sarà la possiblità poco dopo la fine del festival di visionare i film più importanti furiosamente in una settimana sola facendo a cazzotti per entrare (speriamo che quest'anno ci diano un po' più di tempo che mica posso stare 7 giorni su 7 al cinema!). Quelli non ancora usciti in Italia dovrebbero essere come sempre non doppiati (unica occasione in Italia per vedere dei film seri non doppiati).
I partecipanti alla Palma D'Oro sono come sempre di alto livello. Quest'anno attendo particolarmente la prestazione di Almodovar, Moretti, Sorrentino, Coppola, Kaurismaki, Loach e Linklater, più le sorprese da Cannes che solitamente stupiscono con piacere.
  • Flandres (Directed by Bruno Dumont)
  • Selon Charlie (Nicole Garcia)
  • Quand j'etais Chaunteur (Xavier Giannoli)
  • Volver (Pedro Almodovar)
  • Red Road (Andrea Arnold)
  • La Raison Du Plus Faible (Lucas Belvaux)
  • Indegenes (Rachid Bouchareb)
  • Iklimer (Nuri Bilge Ceylan)
  • Marie Antoinette (Sofia Coppola)
  • Juventude em Marcha (Pedro Costa)
  • Pan's Labyrinth (Guillermo Del Toro)
  • Babel (Alejandro Gonzalez Inarritu)
  • Lights In The Dusk (Aki Kaurismaki)
  • Southland Tales (Richard Kelly)
  • Fast Food Nation (Richard Linklater)
  • The Wind That Shakes The Barley (Ken Loach)
  • Summer Palace (Lou Ye)
  • Il Caimano (Nanni Moretti)
  • L'Amico di Famiglia (Paolo Sorrentino)
In più ci saranno altri film italiani come "Anche Libero Che Bene" di Kim Rossi Stuart nella quinzaine des realisateurs, "Il Regista di Matrimoni" di Marco Bellocchio in gara per un certain regard e "Volevo Solo Vivere", il documentario di Mimmo Calopresti fuori concorso. Monica Bellucci sarà nella giuria presieduta da Wong Kar Wai (molte volte in concorso senza mai vincere).

Gioventù Perduta (1947)
di Pietro Germi

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Nel suo primissimo periodo Germi era un regista di genere, faceva noir all'americana. Era l'immediato dopoguerra e mentre il cinema italiano furoreggiava con il neorealismo Pietro Germi si faceva largo dirigendo film d'intrattenimento che guardassero all'industria americana non mancando di cercare una forte denuncia sociale, e intanto ad aiutarlo nelle sceneggiature si faceva le ossa gente come Pietrangeli, Monicelli, Comencini, Trieste, Scola e Fellini. Nessuna meraviglia che questi film siano di impeccabile fattura.
Assieme a La Città Si Difende questo Gioventù Perduta costituisce un fulgido esempio di questa prima produzione (molto più di Un Maledetto Imbroglio che invece ha un'origine letteraria e sviluppa temi decisamente più personali), caratterizzata da una grande abilità nel narrare, poca esperienza nel creare la suspense, una forte volontà di mettere in scena la realtà (del resto come detto eravamo in pieno neorealismo) e purtroppo una quasi assenza di personalità.
Se da una parte film come Gioventù Bruciata e La Città Si Difende sono degli esempi di buon cinema, intenso ben fatto e recitato e con una precisa idea di regia e una ferma volontà dall'altra mancano totalmente di una visione personale di cinema.
Se si provasse a tracciare un'impossibile linea spazio-temporale del cinema noir che parte dal genere gangster metropolitano in Germania negli anni '20, passa attraverso una fase simile in America negli anni '30, lì negli anni '40 si trasforma nel vero noir, passa in Italia alla fine dei '40 e all'inizio dei '50 e infine approda in Francia all'inizio dei '60, è evidente come il nostro contributo al genere è impalpabile. I tedeschi ne hanno capito l'esigenza, gli americani l'hanno creato, i francesi l'hanno stravolto scovandone l'essenza pura e mettendola al servizio per la prima volta dei loro interessi e di generi diversi e noi non abbiamo fatto che applicare degli schemi funzionanti. Solo negli anni '70 la palla è tornata a noi e abbiamo reso onore al genere aggiornandolo prima che negli anni '80 se ne riappropriassero gli americani per fonderlo con il cinema di fantascienza e negli anni '90 finisse in mano ai cinesi per essere commistionato al cinema d'azione.

Corse parallele

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A Google è scappato (accidentalmente o meno non si sa) in un rapporto agli analisti, mentre per Microsoft l'ha dichiarato ufficialmente Ray Ozzie (Chief Technology Officer) in un'intervista. Il loro prossimo obiettivo pare comune, il disco rigido remoto.
Con molta fantasia quello di Google si chiamerà GDrive e quello di Microsoft Live Drive, saranno inseriti nel loro pacchetto 2.0 (il portale Live per Microsoft e l'insieme eterogeneo dei suoi servizi per Google) e fornirà spazio infinito.
I problemi chiaramente saranno relativi più che altro alla disponibilità (io un file che ho sul disco rigido lo apro in un secondo e voglio che sia così anche per quelli sul disco remoto), l'operatività (non esiste che lo devo scaricare per aprirlo), la velocità e l'integrazione con gli altri servizi (se metto un file su GDrive devo poterlo spedire con Gmail, aprire con Writely (se è un documento Word o similia), pubblicare su Base e via dicendo senza passare per il mio disco rigido.

20.4.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

Operazione simpatia

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La Phillips ha richiesto il brevetto per una tecnologia da implementare nei televisori e registratori digitali che costringa gli utenti a guardare la pubblicità. O quantomeno gli impedisca di cambiare canale o andare avanti veloce.
Si tratta di un sistema che applica un piccolo tag agli stacchi pubblicitari di modo che siano riconosciuti dai dispositivi, i quali inibiranno la funzione di cambio canale o avanti veloce fino a che questa non sia finita. E nel brevetto ci sono anche tutti i relativi sistemi anti crack per impedire che questo sistema venga aggirato.
Unici possibili rimedi mi sembrano: a) spegnere il televisore b) azzerare il volume. Perchè l'utente se c'è una cosa che non sopporta è l'imposizione. La posso pure guardare la pubblicità se non mi costringi, ma se sono costretto farò di tutto per non vederla. Anche spegnere la tv!
E' vero che con i sistemi di registrazione digitale (dai registartori per DVD a decoder come MySky o il più internazionale TiVo) la pubblicità è eliminabile molto più facilmente (all'estero addirittura la si può non registrare) ma così si rischia la furia del consumatore.

Per un concetto più ampio di privacy

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Prendo spunto dalla notizia della prossima liberalizzazione della ricezione dei telefoni cellulari sugli aerei (cioè ad alta quota) perchè nell'articolo del corriere a cui faccio riferimento viene citata anche la privacy.
Perchè il termine "violazione della privacy" è usato solitamente in un unico senso, che è per forza restrittivo? Se è fastidioso quando qualcuno viola la tua privacy è altrettanto insopportabile quando sei costretto tuo malgrado a violare la privacy altrui, quando qualcuno ti mette forzatamente a contatto con i suoi fatti che tu non vuoi sapere. E' quello che succede quando in treno si finisce in uno scompartimento (o in una zona) dove c'è qualcuno che parla al cellulare fortissimo mettendo in piazza i fatti suoi e costringendoti ad esserne partecipe. E' quello che accade quando gente sconosciuta DEVE fare a tutti i costi conversazione e ti attacca dei bottoni terrificanti sulla sua vita obbligandoti ad un'intimità che non vuoi avere.
Ecco ora sugli aerei spero proprio che faranno come dicono (anche se mi sembra strano) cioè che mettano un tetto massimo di decibel o di numero di telefonate in contemporanea.

La biometria per tutti

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Passaporti con dati biometrici anche in Italia finalmente. Si può andare in qualsiasi questura e richiedere il passaporto biometrico il quale conterrà un chip con i dati personali più quelli biometrici (le impronte digitali dei due indici) naturalmente crittati.
Certo non è esaltante il fatto che la motivazione principale che ha spinto il Ministero Degli Affari Esteri sia stato l'adeguamento forzato ad alcune imposizioni americane, ma almeno c'è un passo in avanti!

Crimen Perfecto (Crimen Ferpecto, 2004)
di Alex De la Iglesia

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Mica male De la Iglesia! Devo ammettere colpevolmente di non conoscerlo molto, ammirai a suo tempo nei cinema La Comunidad e non trovo Azione Mutante nonostante mille ricerche, ho addirittura mancato al cinema Crimen Perfecto, recuperato prontamente sul satellite.
E meno male che l'ho recuperato. Crimen Perfecto va ancora più in là di La Comunidad come umorismo nero (più divertente e più nero) e anche e soprattutto come tecnica. Alex De la Iglesia è uno dei pochi registi contemporanei di commedie che ponga moltissima attenzione alla tecnica della messa in scena (c'è un carrello all'indietro attraverso due automobili che è da urlo!), non a caso ha molti punti in comune (non solo produttivi) con Almodòvar, fa un uso funzionale e molto intelligente degli effetti speciali (solo il magazzino che va a fuoco era un po' una pacchianata) e gioca con le regole della regia come un tempo faceva Billy Wilder.
E come Billy Wilder anche lui pone un'attenzione maniacale al dialogo, sempre grazie a Jorge Guerricaechevarrìa.
Profondo conoscitore del cinema (si vede proprio) questa volta De la Iglesia ci va pesante e gira una commedia con omicidio dove l'angoscia è data non tanto dal timore che il protagonista venga scoperto ma più che altro dal fatto che si sposi, lui, il simbolo dell'eleganza single, dell'uomo che non deve chiedere mai è costretto da una testimone scomoda (e brutta) a mille nefandezze ineleganti, popolari e mediocri. Impossibile non provare pena e nostalgia per l'esibito charme con cui inizia il film (bei vestiti, soldi, donne, successo...) e il bello è che la commedia va così fino in fondo.
Come Trainspotting, anche Crimen Perfecto mostra cosa ci sia di bello nel brutto, nel condannabile (o condannato), in questo caso nella selettività in base all'estetica. Tutte le famiglie del film sono prigioni d'infelicità, tutte le donne brutte sono sadiche torturatrici e tutte le belle sono disponibili dispensatrici di piacere per l'uomo che le sappia prendere, tutti gli uomini brutti sono stupidi e mediocri e il protagonista è bello e intelligente (lo stratagemma finale è geniale).
Purtroppo la chiusura del film dà un colpo al cerchio ed uno alla botte, mentre io avrei voluto veder trionfare il mio cowboy, bello e perfetto, vederlo uscire indenne al 100% dalle sue peripezie. Peccato.
Incommentabile la stupidità dei traduttori italiani.



19.4.06

L'ultimissimissimo

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NEXT SCREEN segnala il trailer del secondo fil in 3D della Disney e l'ultimo film prima dell'entrata della Pixar.
Sarà Meet The Robinsons e a giudicare dal suddetto trailer sembra un Disney 100%, assolutamente privo di qualsiasi contaminazione Pixar, molto più di quanto non lo fosse Chicken Little...

Perdite incalcolabili per l'advertising online?

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Alla fine di marzo Microsoft è stata obbligata da una causa per violazione di copyright a rilasciare una patch per Internet Explorer che dall'11 aprile è entrata nel pacchetto aggiornamenti automatici (quindi chi ha l'aggiornamento automatico attivo già l'ha installata).
Questa patch riguarda i controlli ActiveX e il modo in cui sono gestiti nelle pagine HTML. In pratica se una pagina HTML deve attivare attarverso i tag "embed", "object" e "param" un controllo multimediale interattivo allora scatta la modifica. Questa modifica prevede che ci vogliano due click, uno per l'attivazione del controllo e uno che sia l'effettivo click per farlo partire.

Esempio pratico: sul sito del Corriere la locandina del Media Center è fatta in flash, se avete IE aggiornato e ci cliccate sopra non si apre (anzi c'è anche un tag che compare e che dice "cliccare per attivare il controllo"), dovrete cliccarci due volte e lo stesso vale una volta aperto il media center per i controlli interni (selezione filmati, play/pause ecc. ecc.).

Le conseguenze più gravi sono che cliccando su una pubblicità in flash non si apre nulla, ma occorre un secondo click, e già è raro che qualcuno clicchi se poi si calcola la disponibilità/abilità dell'utente medio si capisce subito che questa patch di Microsoft è un fortissimo passo indietro, ben poco segnalato, e la prova ne è il fatto che quasi nessun webmaster ha modificato il proprio sito.
Microsoft da par suo ha emesso un bollettino ufficiale con tanto di script java da inserire nelle pagine per far sì che tutto scorra normale, ma fatto sta che non ha pubblicizzato un bel nulla.

Perchè si forma un modello ad X?

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Capisco perchè ci sia una concentrazione verso il centro ma decisamente mi sfugge il motivo per il quale ci siano dei buchi ai lati.....
Per provare a darmi una risposta andate qua e guardate.

Dietro Lo Specchio (Bigger Than Life, 1956)
di Nicholas Ray

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Ancora un film sull'american way of life per Nicholas Ray, la società in evoluzione, le paure e i pericoli della modernità sociale. Il suo stile è evidente ed in primo piano come sempre, racconto lineare (cinema classico), uso espressionista del colore e funzionale alla messa in scena, grande impatto degli attori (in questo caso un James Mason talmente motivato da aver anche voluto produrre la pellicola) e un forte desiderio di variare sulle classiche modalità di messa in scena.
Nonostante l'impianto fortemente classico del film infatti si respira moltissima modernità, non c'è meraviglia che Nicholas Ray fosse uno degli autori di riferimento di chi (i critici dei Cahiers du cinema) a fine anni '50 ha dato vita al cinema moderno con la nouvelle vague. Inquadratura sbilenche, dissolvenze allusive, e uno sfondo piegato alla volontà del regista.
Non è un capolavoro Dietro Lo Specchio, ma un'onesta manifestazione di cinema personale ottenuto nonostante le rigide regole hollywoodiane. La dimostrazione che la personalità di un autore, se c'è, viene fuori in ogni situazione.




18.4.06

Tutti parlano di IPTV e video e tralsciano il gambling... Perchè?

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Eppure il gioco d'azzardo online fa numeri impressionanti! Partygaming, il gruppo di giochi online più importante, nell'ultimo trimestre ha realizzato un aumento record del 54% dei propri utenti. Se a questi siti sommiamo poi quelli di scommesse il giro di soldi è impressionante. Giro di soldi che sarebbe molto facilmente trasferibile su cellulare. Le scommesse o il gioco d'azzardo non richiedono grandi strumenti, grandi schermi o complicate tastiere e sono cose che si possono fare dovunque, anche per brevi periodi (una puntatina alla roulette mentre aspetto che gli amici mi raggiungano all'appuntamento) e con piccole somme.
E' la killer app perfetta per i cellulari, e finchè non regolamentano per bene le sovranità e le giurisdizioni nazionali si può anche aggirare i divieti di gioco d'azzardo come quelli italiani, e anche in America solo in pochi paiono intenzionati a fare qualcosa a riguardo.

Il Regista Di Matrimoni (2005)
di Marco Bellocchio

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Nel suo Viaggio Nel Cinema Americano Martin Scorsese opera una divisione degli autori a lui cari a seconda del modo in cui hanno affrontato il problema del rapporto con Hollywood, e una delle categorie è quella degli iconoclasti (tra i quali rientra, per dire anche Kubrick). Ecco se si facesse una cosa del genere in Italia tra gli iconoclasti ci sarebbe Marco Bellocchio, regista strano, nervoso, pacchiano eppure a tratti potente e convincente, sempre in cerca del sensazionale.
Se Buongiorno, Notte era stato un film su commissione francamente per me molto deludente (tranne la trovata del finale immaginario), L'Ora Di Religione, pur con i suoi 2000 difetti, mi ha colpito moltissimo riuscendo a darmi (quasi contro ogni atto del regista) un'idea di lotta e resistenza interiore che mi avevano colpito.
Il Regista Di Matrimoni non si allontana troppo da L'Ora Di Religione, diciamo che rimane nei paraggi, c'è un protagonista artista con l'arte sempre in testa, solo, un po' fuori dal mondo per certi versi che si batte contro un destino in apparenza avverso attraverso situazioni tipicamente paradossali italiane.
I difetti di un film bellocchiano ci sono tutti, recitazione a tratti stentata (non Castellitto chiaramente), personaggi e situazioni alle volte di una banalità sorprendente e una romanticheria un po' da 4 soldi. In più questa volta c'è anche una certa complessità di intenti e simboli che appesantisce.
A salvare (parzialmente) il film rimane solo un'idea di cinema molto forte, la ricerca (disperata) dell'arte, un umorismo intelligente e azzeccato e un'arroganza intellettuale che sommata alle idee molto chiare di Bellocchio non può che convincere.
Non un film per tutti sicuramente ma un film che al di là di tutti i suoi difetti almeno ha l'indubbio merito di cercare spasmodicamente di alzare la testa nel mare del cinema italiano.

17.4.06

E mettiamola a frutto questa computer grafica!

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NEXT SCREEN segnala un interessante articolo comparso su Variety e fa le sue riflessioni, anzi si pone le sue domande su quale possa essere il futuro del cinema d'animazione digitale, dove per cinema d'animazione digitale si intende qualcosa di più ampio dei cartoni in 3D, qualcosa di più evoluto, magari anche in qualche senso simile a Final Fantasy.
Variety parla con cognizione di causa, precisione e dettagliatezza della situazione odierna del cinema d'animazione digitale e come si stia andando incontro ad una sovrabbondanza produttiva, data dal successo delle ultimi film della tipologia (altre case come la Lionsgate o la Sony stanno per entrare sul mercato, mentre quelle tradizionali ampliano la loro offerta).
Il cinema d'animazione digitale può allora svincolarsi dall'essere un genere a sè e cominciare ad affrontare altri argomenti, diventando quindi solo una modalità produttiva (in questo poi non sarebbe molto più irragionevole di movimenti pseudo-lucidi come il Dogma '95). Ci può essere un film drammatico animato o un film di genere? L'animazione digitale può in certi casi funzionare come il cinema tradizionale?
Secondo me no. E non per una sfiducia tecnologica (figuriamoci come potrei proprio io!) ma per una differenza di mezzi, anzi di media. Il cinema digitale sbaglia tutto se vuole percorrere la strada del suo omologo di carne e non cercarne una propria. E' stato l'errore principale di Final Fantasy, ridicolo in primis per come scimmiottava senza riuscirci il cinema umano invece di creare un proprio specifico. Cosa che invece fanno costantemente i cartoni Pixar, ottimi esempi di cinema digitale valevole. Forse bisogna più guardare ad ibridi come Sin City o il prossimo A Scanner Darkly, opere che mentre mantengono un forte ancoraggio al cinema tradizionale, cercano anche nuove modalità espositive per il cinema digitale.

Forzare intorno a sè un ambiente che garantisca la propria sopravvivenza

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E Microsoft (onore al merito) in questo è maestra. Con le buone o con le cattive, legalmente o meno la sua storia è fatta di piccole scorrettezze, gioco sporco e spietato e trucchi di bassa lega (bassa solo a livello etico, non certo di riuscita) che le hanno garantito e continuano a garantirle il dominio.
Non che i concorrenti siano dei santi, anzi. Ma Microsoft ha un modo tutto suo di garantire la propria sopravvivenza. Un ultimo esempio lo riferisce Paolo Attivissimo, che ha ricevuto una segnalazione di una caratteristica di Windows non segnalata in alcun manuale o sito Microsoft, che l'avvantaggia oltre il lecito anche a discapito della sicurezza.

Scorsese On Scorsese (id., 2004)
di Richard Schickel

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Questo documentario per la televisione girato da Richard Schickel completa un'ideale trilogia sulla storia del cinema già affrontata da Martin Scorsese nei bellissimi documentari: Viaggio Nel Cinema Americano e Il Mio Viaggio In Italia.
La linea è esplicitamente quella di una visione personale della storia del cinema, della sua evoluzione, delle sue forme e dei suoi protagonisti. Se in Il Mio Viaggio In Italia Scorsese rende omaggio ad una cinematografia che, oltre ad averlo molto influenzato, ha significato per lui che va oltre il semplice cinema (le sue orgini italiane sono una costante di questi documentari e di tutta la sua produzione), Viaggio Nel Cinema Americano invece era più incentrato sulla sua formazione, sul ruolo di un regista di hollywood e su come l'industria sia cambiata negli anni. Proprio alla fine di quel documentario (non si va oltre gli anni '60) Scorsese diceva di doversi fermare perchè non avrebbe potuto parlare del cinema a lui contemporaneo, quello in parte fatto e influenzato da lui e dai suoi amici e colleghi, non gli era proprio possibile.
Sembra allora legittimo che qualche anno dopo abbia deciso di affrontare il proprio cinema affidando la regia del documentario a qualcun altro. Ma il risultato non è molto diverso dagli altri film: è sempre Scorsese a parlare, a dare valutazioni, a spiegare e raccontare, anche se stando ai credits i film da trattare (nel documentario se ne affrontano solo 12), le immagini e le tematiche le deve avere scelte Schickel.
Il risultato è comunque molto molto bello. Sentire parlare uno dei più grandi, profondi e complessi registi contemporanei a proposito del proprio cinema è un'esperienza appagante oltre che stimolante.
Nel documentario ci sono anche alcune autentiche chicche, come le immagini di Chi Sta Bussando Alla Mia Porta? il primo lungometraggio di Scorsese, girato a 22 anni e fortemente influenzato dalla Nouvelle Vague che mostra già idee e soluzioni magistrali e in chiusura una bellissima pubblicità della American Express da lui girata e interpretata mai vista in Italia.



16.4.06

Narciso Nero (Black Narcissus, 1947)
di Michael Powell e Emerich Pressburger

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L'ho detto ormai tantissime volte ma non mi stanco di ripetermi. Michael Powell (specialmente per quanto riguarda il lungo ciclo di film fatti in coppia con Emerich Pressburger) è uno dei più grandi cineasti misconosciuti. Meriterebbe un posto d'onore al fianco di Alfred Hitchcock nell'Olimpo dei grandi registi acclamati (affianco sempre questi due autori perchè trovo che abbiano la medesima arroganza intellettuale, la medesima passione per la tecnica ed il virtuosismo e la medesima infallibilità) (Ah! E poi sono entrambi inglesi!), invece è un'altra di quelle personalità da cineforum, figure venerati da appassionati, registi da rai3 alle 2.20 del mattino o da Rai Sat Cinema World.
Narciso Nero è l'ennesimo capolavoro del duo, un tesissimo melodramma con venature di thriller che vede in un manipolo di suore spedite in un monastero nell'himalaya tornare a contatto con la natura e con una dimensione panica della vita che suscita in loro ricordi e nosalgie della loro vita premonacale.
Michael Powell ricostruisce tutto in studio, e lo fa con una verosimiglianza incredibile (se non l'avessi letto che era tutto ricostruito non l'avrei mai detto, guardare la foto a sinistra per credere), per poter tenere sempre sottocontrollo ogni elemento, e di fatto così è. In questo modo è libero di spingere il pedale espressionista (cosa che sarà anche più evidente nel seguente e meraviglioso Scarpette Rosse) in ogni modo ed in ogni scena controllando i colori dei tramonti e ogni taglio di luce fintamente naturale.
Ma tutto è fatto in funzione delle protagoniste, lo stato esteriore, la natura e la fotografia sono lo specchio del loro crollo interiore. E quando si apre la porta della cella della novizia e questa è vestita e truccata in abiti civili l'impatto è come quello di un colpo di fucile.





15.4.06

La Marchetta Settimanale

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Le segnalazione dei film più interessanti trasmessi in televisione nella prossima settimana su Pellicole Rovinate.

Anna Karenina (id., 1935)
di Clarence Brown

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Dei mille adattamenti del romanzo di Leo Tolstoj, questo non si distingue tanto per la presenza di Greta Garbo, che già aveva interpretato Anna Karenina in un omonimo film (in originale però si chimava Love) del 1927, quanto per la presenza sebbene riluttante di David O. Selznick dietro la macchina produttiva. E come spesso accade quando c'è Selznick, i costi lievitano e lo sfarzo prende piede, e se non lo si sa controllare il risultato è un film come questo.
Al melodramma triste e perduto non viene infatti resa giustizia da una messa in scena soffocante e barocca, attenta più al dettaglio, alla ricostruzione che alle delicatezze della trama e già riassumerla in un'ora e mezza non è impresa facile...
Quello che rimane alla fine è la solidità del generale Karenin, la continua sofferenza interiore di Greta Garbo ed un impianto narrativo che non può che essere buono nonostante la scialba attenzione del regista.